No, non lo stimava, era faticoso pensare che potesse stimare qualcuno. Forse si faceva delle idee della gente, i suoi rapporti erano al più sintomatici, istintivi.
L'interrogatorio non mi divertiva più. Si fece sera.
Me ne accorsi soltanto dopo i primi morsi delle zanzare, quando il mio cervello decise di riprendere in considerazione i vani suggerimenti degli ancestrali ammenicoli, il buio aveva gia ingoiato gran parte delle forme intorno.
I flutti, che con poca voglia battevano il molo, parevano uscire dal nulla.
Ci misi qualche secondo a realizzare di averla pensata così intensamente nelle ultime ore da averla già dimenticata.
E insieme a lei, anche lui e l'antizanzare.
Salii le scale a grossi balzi, bestemmiando quelle fastidiose bestie, entrai in camera, afferrai la bomboletta ed esitai nel togliermi la camicia.
Avevo paura di vedere i segni, profondi e regolari, dei colpi che mi ero autoiflitto al torace, coi pensieri del pomeriggio.
Sorrisi, mi spogliai.
Due minuti dopo, scendevo le scale avvolto nell'alone di repellente.
Ingoio un paio di pasticche, tolgo le infradito e mi infilo le doc bianche rigorosamente slacciate. Il tipo della 208 si è svegliato adesso, lo sento farsi doccia: è una specie di schizofrenico nottambulo, inevitabilmente morso dalle zanzare.
Scendo, lui è sempre lì, l'archetipo della stazionarietà.
Mi siedo di fronte a lui, sembrava appisolato, ma senza aprire gli occhi mi domanda secco: "che lavoro fai?"
Aveva gli occhi chiusi, anche prima che arrivassi, doveva aver intuito che ero io, ma di sicuro non mi aveva visto, si prestava ad uno scherzo quindi: avrei potuto rispondergli in inglese o in quel poco di spagnolo che conosco, e fingere di essere un altro turista. Decisi per lo spagnolo, mi viene più fluido ed altera di molto il timbro vocale.
Gli stavo vomitando addosso un "Que pasa", ma l'odore mi devia le sinapsi, e mi esce un suono roco e indistingubile.
In un lampo mi volto.
Non la vedo.
Scatto in piedi, "no cazzo, non mi posso sbagliare".
Lui mi fissa, poi sempre calmo accennando un mezzo sorriso mi interroga: "che ti è preso?", io non rispondo.
Quello era il suo odore, ma lei se n'era andata la settimana scorsa, com'è possibile?
Mentre era qui mi aveva incuriosito molto quell'odore ed ero giunto alla conclusione che non era un profumo, insomma si lo era non puzzava ecco, ma non era un profumo di quelli che si compera. Doveva essere un misto, un connubio tra l'odore della sua pelle, il suo sapone, il deodorante, il "coso" per i vestiti.
Ed ora era di nuovo lì.
Doveva essere lei per forza.
Entro nella piccola hall di corsa, la ragazzina moretta mi punta addosso gli occhi nerissimi, in genere aveva paura di me, ma adesso si sentiva protetta dal grosso bancone: il suo sguardo era di inequivocabile vendetta.
Lì l'odore era fortissimo: "è tornata Junia?".
"Si, e ha chiesto di voi."
"Coooosa, e tu ora me lo vieni a dire?"
"Tzk, voleva soltanto una copia del vostro libro" con aria di sufficienza, poi continò: "ma voi veramente pensate che una come quella...".
La fulminai, s'interruppe, poi con aria sbrigativa mi liquidò raccontandomi che si, Junia era tornata, aveva chiesto di me mentre ero in camera, ed alla risposta (sicuramente acida della ragazzina), si era presa una delle copie di lancio del mio libro e se n'era andata sentenziando "mi basta questo".
"Fanculo" pensai.
Aprii il frigo del bar, e presi una bud, la moretta messaggiava freneticamente e non mi vide.
Stavo per gridargli, "segna...", mi fermai. "Questa me la offri tu, stronzetta" sussurrai.
Tornai con la birra in mano, e la faccia soddisfatta per la piccola rivincita.
Lui mi aspettava, sembrava quasi preoccupato..."tutto ok?".
"Mah..".
Prima che potesse ribattere anticipai: "e tu, cosa pensavi di lui, insomma lo stimavi?".
Dovevo aver esagerato col vino: mi risvegliai verso le otto, le labbra secche, la testa che pulsava.
Chiesi una bottiglia d'acqua, ne bevvi metà tutto d'un fiato, cercai sostegno sul tiglio a cui era legata l'amaca e mi accesi una sigaretta, mentre giocherellavo componendo geroglifici incomprensibili sulla condensa che opacizzava la bottiglia.
D'un tratto realizzai e i miei occhi si misero a frugare, non potevo essermelo perso: aveva prenotato qui per i prossimi quindici giorni, ma il pensiero di passare una serata rimuginare su quello che mi aveva raccontato oggi non mi piaceva.
Volevo saperne di più.
Saperne di più: è cazzo di vizio maledetto.
Ho sempre odiato, non compreso, biasimato, il detto: "occhio non vede, cuore non duole", così come le spiagazioni da "piccoli". Da adolescente gridai per due giorni in faccia a mia madre l'umiliazione per aver cercato di proteggeremi mascherando la morte violenta di un lontano parente. E giunto all'età delle corna, questo vizio assume le caretteristiche, uguali e contrapposte, del cilicio.
Lo trovai, seduto ad un tavolo sotto la veranda, una gran pirofila di frittura davanti agli occhi e la solita faccia beata, che ora, per via del fresco della sera, era meno paonazza, quasi dignitosa.
Mi chiesi quanto sarebbe durato tutto questo, per quanto tempo ancora avrebbe continuato a parlarmi guardandomi negli occhi, senza riconscermi.
Tirai l'ultima boccata dalla sigaretta, raccolsi la bottiglia e mi avvicinai. Mi salutò, con un sorriso beffardo mi invitò a sedermi, probabilmente rideva dei miei postumi. Gli dissi che sarei tornato di lì a poco e mi defilai verso la mia camera. L'odore della frittura aveva improvisamente risvegliato in me una gran fame di maalox.
Fece una lunga pausa...non avevo ascoltato che queste ultime parole del suo racconto, il resto era stato troppo lamentoso, mi aveva cullato, come in una nenia, con quella dialettica schematica di chi non vuole correre il rischio ripetere le cose due volte e si perde in lunghe e macchinose proposizioni.
Quell'uomo, sebbene avesse la mia età, appariva molto più giovane di me: la vita sembrava non averlo usurato. Era corpulento, leggermente stempiato e il suo beato dondolarsi sulla sedia di quella trattoria, inondata dal forte riverbero del sole estivo sul vicino specchio d'acqua, rendeva l'idea dello stato di grazia procuratogli da quel pasto appena consumato.
Ordinai un'altro chardonnay ghiacciato, era di pessima qualità, ma in un sol colpo placava sete e sconforto.
Mi offrii di versargliene, tappò il bicchiere con la mano e scosse lentamente la testa in segno di diniego, io di tutta risposta ne bevvi avidamente, finchè la sua facciona non comparve, deforme, nel fondo del bicchiere.
Pensai di chiedergli di proseguire, mi accorsi di essere stanco e annebbiato dal vino, lo licenziai bruscamente ed uscii dal locale, trovai ad accogliarmi il ripetuto ciaff-ciaff delle onde sul bagnasciuga e l'ombra fresca del pergolato.
Usai l'ultime energie per scegliere quali delle quattro amache appese al riparo dal cocente sole avrebbe dovuto cullarmi nel riposo pomeridiano, scelsi quella più vicina al lago e mi addormentai interrogandomi se anche quelli non fossero tentativi di fuga: il riposino dal calore del solleone, l'amaca più esterna dalla quiete di quel posto.
Con la fronte appoggiata sulla mano, il gomito puntellato sul ginocchio: insomma così come pensano i pensatori quelli veri, tanto che pareva Napoleone prima di una di quelle battaglie che ha vinto.
Perchè lei sicuramente lo saprà meglio di me, ma quel generale lì di battaglie -che poi le battaglie sarebbero quelle guarricciole che tutte insieme fanno la guerra- ne ha vinte perecchie, e anche con meno soldati di quelli che aveva contro.
Insomma ecco lei mi fà divagare, le stavo dicendo di lui, lui era lì e pensava.
Io come tutte le mattine lo aspettavo, pur non svegliandomi prima di lui, perchè lui era lento, si alzava dal letto e vagava, come uno che gioca a mosca cieca.
Però quella mattina qualche cosa di strano c'era.
Stava lì seduto.
"Avrà il suo solito mal di campare", ho pensato fosse uno di que colpi di testa che vengono alle persone estrose, che noi poveri cristi che siamo gente quadrata che fà quello che c'è da fare non ci vengono mai, e pare che siamo impediti, ma a dirla tutta secondo me è meglio così.
Insomma mi avvicino, e allungo il braccio per scuoterlo, e prima che lo tocco, lui mi ferma con uno scatto, ma senza emettere neanche un fiato.
Vabbè, io avevo da studiare, e se lui voleva fare il pensatore non ci potevo fare nulla.
La cosa assurda fu ritrovarlo al mio ritorno esattamente come lo avevo lasciato, che se non avessi visto che batteva gli occhi, mi sarei impaurito e potevo anche pensare avesse smesso di campare.
Fattostà che lui si sveglia una mattina, che può essere oggi, ieri, domani, e si sente vuoto. Ma non quelle cazzate che si sente vuoto perchè gli manca l'entusiasmo o menate simili, no no si sente vuoto proprio come se gli mancasse il fegato, o un'altro di questi pezzi importanti ecco.
Ma quello non è mica uno che si perde d'animo, no quella è gente che ha gli attributi gente che ha fatto una guerra, se non due, e allora un pò rantolando e un pò zoppicando cerca una comoda seduta, perchè si sà che da seduti si ragiona meglio, è un pò come se togliessimo al cervello l'onere di tenerci ritti.
Si mette su una poltrona di velluto verde, era vicina e gli sembrava abbastanza morbida, eppoi gli era familiare perchè la nonna, quella vecchia, quella da parte di babbo, riempiva il salotto con una tale e quale spiccicata, pure con gli stessi braccioli e le stesse gambe. Insomma per farla breve, lui si siede e pensa, ora si che gi veniva bene pensare.
Aggiorno il blog.
Le bombe atomiche emettono luce bianca, il manto rosso è solo un derivato dell'azione di filtraggio dei fumi.
Da aspirante cittadino dell'Herrenvolk, evocatore della gloria di Prussia, riporto le parole di chi, come me, avrebbe desiderato essere a Sedan, quel primo di settembre.
Dal commento di Paolo.
[...]Questo misto di disciplina ferrea, rigore, razionalità, con la tensione, l'irrazionalità, l'autolesionismo, il GUASTO, sono un esempio continuo, uno stimolo inesausto, una meta irraggiungibile a cui tendere sempre, sapendo che non si riuscirà mai a falisificare un trattato per far scatenare una guerra, o a farsi intitolare una bistecca che in un colpo solo dà l'apporto proteico per un mese.
L'equilibrio, il controllo, non basteranno mai a smussare tutte le nostre contraddizioni e le incoerenze, il buonsenso non reprimerà mai il nostro istinto violento. Si pensi agli assurdi deliri di onnipotenza dello Hegel, che nascono dall'aver tratto tutte le possibile conseguenze dal suo ineccepibile mastodonte logico.
Non ci stancheremo mai di lodare la grandezza degli ingegneri bellici teutonici, la bellezza degli elmi a punta e dei baffi ipertrofici.
Lo Schwerer Gustav si fermò in Crimea, ma la prossima volta non risparmierà i sozzi pastori armeni. I francesi poverini, già hanno dato.
"Ve li immaginate i tedeschi con la motoretta, che scorrazzano per gli champs elysees, con la motoretta, eh?"
Paolo
In effetti, come già teorizzammo, la guerra Franco-Prussiana, ovvero la prima volta* che facemmo pipì** a parigi***, deve aver ispirato la pubblicità del gratta a vinci "ti piace vincere facile? Bonsci bonsci bo bo bon."
* La prima delle due, la seconda 14:06:1940.
**Mi permetto di dire, che sebbene abbiamo fatto la cacca e la piscia a parigi per ben due volte, una terza volte,durante la grande guerra, c'abbiamo cagato sopra, seppur da lontano, col Parisgeschütz.
***parigi è volutamente scritta con l'iniziale minuscola.
"[...] tu non ti sai abbinare."
La risposta giusta sarebbe: "e sti cazzi nce li metti?"
La spegazione logica e razionale stà nella natura stessa del colore.
Ora se a me dicono colore, la mia mente, procedendo per gradi compie due associazioni.
In funzione del grado di complessità queste possono e avvenire in sequenza e escludersi a vicenda.
Tali associazioni sono:
A: la scatola dei Carioca 24, che mia madre pazientemente incideva uno ad uno, onde evitare che ragazzini svegli potessero approfittare della mia già brillantissima sbadataggine.
B: una radiazione elettromagnetica, nel campo del visibile, la cui frequenza è direttamente correlata [...] (vi risparmio la menata di ottica).
Arriviamo al dunque.
Io non mi sò abbinare.
Perchè per quanto mi riguarda i carioca nella scatola erano tutti belli, a prescindere da come li mescolavi.
Perchè un'onda elettromagnatica può essere impensierita da diversi fattori, ma di sicuro non risente dell'effetto di affinità elettive.
Eggià.
É lui.
Non da solo, con la sua "venerabile italia".
Non ho la benchè minima voglia di descrivere tutte le porcate di cui è stato autore.
Mi dispiace che il posto sia occupato, sarebbe stato d'uopo avesse condotto "la talpa".
Ed è un peccato che pacciani sia morto, un posto in tv se lo sarebbe meritato pure lui.
Mamme italiane OGNI LUNEDì, alle 22.30, su ODEON TV.